Recupero delle facciate dell'Edificio residenziale ex Scuderie Chigi (Stalloni), Ariccia (Rm) 2010

A R C H I T E T T O    G I O R G I O    M A G I S T R I

S T U D I O   -   V I A L E    A .   C H I G I    3   -   0 0 0 4 0    A R I C C I A    ( R O M A )   -   T E L . / F A X    0 6 . 9 3 3 4 1 3 1


Progettazione esecutiva - Direzione dei Lavori - Coordinamento per la Sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione

 

Committente: Condominio Via Flora

Superficie: m2

Volume: m3

Impresa esecutrice: ColorVi di Gasperini Vittorio

 

Il materiale più resistente nell'edilizia è l'arte - Giò Ponti


Ristrutturazione f...
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L'Abitatione per Famiglia e il Novo Stallone in una Pianta particolareggiata delle Vie dentro Porta Napoletana del '600

Leon Battista Alberti, in un noto brano del De re aedificatoria (Firenze 1485), raccomandava all'architetto di fornire, per gli edifici che aveva l'incarico di costruire, esclusivamente consigli sinceri e disegni accurati, mentre l'esecuzione materiale delle opere doveva essere affidata a sovrastanti diligenti, accurati, rigidi e severi, che procurino di portare a termine il da farsi con diligenza, assiduità e impegno.

Tali dettami furono applicati regolarmente da Giovan Lorenzo Bernini, Architetto di S.S. e della Reverenda Camera Apostolica, anche in occasione della radicale ristrutturazione urbanistica (R. LEFEVRE, 1981), che lo vide protagonista con i suoi collaboratori, ad Ariccia.

A Carlo Fontana, definito dalla critica gentile, leggiadro e sveltissimo, senza sovraccarico di ornamenti e bizzarrie, principale coadiutore del Bernini, si deve il merito di proiettare la grandeur berniniana, l'epica della spazialità barocca, il vedere cose eroiche come egli stesso le chiamava, nella realtà urbana e territoriale (F. BORSI, 1980).

Per la riprogettazione del nodo urbanistico compreso tra la Porta Napoletana d'accesso al borgo di Ariccia e il restante tessuto edilizio, egli elabora tra il 1661 e il 1664 alcuni disegni a lapis e china acquerellata, conservati nell'Archivio Vaticano, presso il fondo Chigi. Tra questi, una Pianta, illustra l'idea di una stecca di "servizi", collegata tramite un lungo fabbricato da adibire per le persone a seguito dei principi Chigi. Tramite una porta si accedeva ad un lungo corridoio che serviva una scala di distribuzione ai vari piani dell'abitazione per famiglia, e conduceva fino agli Stalloni. La zona residenziale presentava un ingresso indipendente dalla parte di Via Silvia, con lo scalone di accesso ad un secondo corridoio di smistamento alle varie stanze.

Lo stato ante operam

Prima dei Lavori di Restauro, il degrado aveva coinvolto gli intonaci, i materiali lapidei (peperino) costituenti gli stipiti e le cornici delle finestre, del marcapiano e del cornicione, con le seguenti alterazioni dell'apparecchio murario: fenditure, polverizzazioni superficiali e profonde, squamature, rigonfiamenti e distacchi dovuti a decoesione con conseguente espulsione di materiale e perdite consistenti di parti. Erano presenti inoltre numerosi fori, inserimenti di corpi metallici estranei, macchie, colature e riprese a cemento, prefenza di superfetazioni e di fili aerei, perdita dell'originale cromia, oltre ad una situazione legata a precarietà d'ordine igienico e d'insufficienza nello smaltimento delle acque meteoriche.

Il Restauro delle facciate e il Recupero dell'immagine perduta delle Scuderie Chigi

Il cattivo stato di conservazione degli strati superficiali e strutturali dell'intonaco e della muratura sottostante determinavano la necessità d'intervenire totalmente sulle parti piane del palazzo seicentesco.

Si è optato pertanto per un restauro conservativo, nel rispetto dei moderni concetti fondamentali: ripristino e conservazione del comportamento statico originario, compatibilità chimica e fisica, reversibilità e minimo intervento, leggibilità e riconoscibilità, durabilità e manutebilità. In tal modo, sono stati privilegiati la salvaguardia e la valorizzazione dei caratteri specifici che definiscono l'identità e rendono unico l'edificio storico delle Scuderie dei Chigi.   Una volta verificati a martellina tutti gli intonaci e spicconatura dell'intonaco deteriorato venivano rimosse tutte le parti ammalorate e pericolanti in fase di distacco, compresi il cornicione, il marcapiano le cornici e le modanature di ogni tipo. Seguiva il controllo di tutte le crepe visibili in facciata e delle altre che venivano riscontrate nel corso dei lavori, le lesioni venivano aperte fino al mattone per controllare l'entità delle stesse.
Si procedeva quindi: alla rimozione e alla sostituzione di 2 colonne di scarico in ghisa esterne esistenti sul lato dell'edificio su Via Strada Nuova, alla sostituzione ed alla integrazione di nuovi discendenti e canale, allo smantellamento del manto di copertura in coppi, nella posa in opera di primer e guaina bituminosa scelta a giunti sovrapposti, nello smontaggio e nel rimontaggio dei comignoli, nella chiusura di vuoti e risarcitura delle lesioni con muratura di mattoni pieni e malta pozzolanica posti a cuci e scuci, previo lavaggio e stuccatura.
Seguiva attenta spazzolatura e abbondante bagnatura delle superfici, quindi la sbruffatura della muratura con malta di calce, la realizzazione del nuovo intonaco esterno con malta di calce e pozzolana, formato da tre strati di cui il primo di rinzaffo, un secondo tirato in piano con regolo e fratazzo con predisposte guide ed un terzo di rifinitura, formato da uno strato di colla della stessa malta passata al crivello fino, lisciata con fratazzo metallico su parete verticale.
Quindi la revisione generale, la manutenzione e tinteggiatura di tutti gli infissi e - dove si è reso necessario - delle persiane, e loro sostituzione con altre di tipo analogo. Anche le grappe in ferro, i ganci, le canalizzazioni dei servizi elettrici e telefonici in disuso sono stati rimossi.
Si procedeva infine alle opere di campionatura e tinteggiatura, secondo criteri critici, riportando il palazzo all'aspetto di decoro che gli competeva e che da 343 anni aveva perduto.
Ora, l'edificio, come una tela elegante, con le facciate prive di fili e cavi è tornato all'originaria bicromia seicentesca - pur attenuata nel chiarore - la stessa che venne adottata in origine per il Palazzo Chigi e la Chiesa dell'Assunta, dove mostre, marcapiani e cornicioni erano "color del travertino", dato anche sulle parti in peperino, mentre i fondi erano bianchi.      

Giorgio Magistri


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Ultimo aggiornamento (Venerdì 05 Agosto 2011 11:16)