Bibliografia consigliata

A R C H I T E T T O    G I O R G I O    M A G I S T R I

S T U D I O    -    V I A L E   A .   C H I G I ,  3    -    0 0 0 4 0   A R I C C I A   ( R O M A )   -   T E L . / F A X   0 6 . 9 3 3 4 1 3 1

 

I libri sono specchi: riflettono ciò che abbiamo dentro. Carlos Ruiz Zufòn

 

 

1. Vitruvio, De architectura, Roma 35-25 a.C., trad. it. Architettura (dai libri I-VII), Quinta edizione, BUR Rizzoli, Milano 2010

Il De architectura di Vitruvio, unico trattato di architettura antica giunto sino a noi, è un'opera erudita e raffinata destinata a godere di una straordinaria fortuna in età rinascimentale. Scritto in un periodo di grandi fermenti, di sperimentazioni e ambiziosi programmi, e soprattutto in un'epoca in cui l'architettura rivestiva un'importanza straordinaria come strumento di potere, questo libro tratta delle strutture di templi e teatri, di piazze e ginnasi, di porti e case private. Nel tentativo di sistematizzare una materia contraddittoria ed estremamente varia, i esso si stabiliscono le relazioni tra le misure del corpo umano e le dimensioni degli edifici e le loro proporzioni, e si tratta del concetto di simmetria e del sistema modulare.

 

2. Le Corbusier, Vers une architecture, Paris 1921, trad. it. Verso un'architettura, Longanesi, Milano 1979

Dal fondamentale trattato lecorbusieriano: "La pianta procede da dentro a fuori; l'esterno è il risultato di un interno. Gli elementi architettonici sono la luce, l'ombra, il muro e lo spazio. L'ordine è la gerarchia degli scopi, la classificazione delle intenzioni. L'uomo vede le cose dell'architettura con i propri occhi che sono a un metro e settanta dal suolo. Non possiamo prendere in considerazione altro che scopi concretizzabili in immagini, che intenzioni traducibili in elementi dell'architettura. Se ci si affida a intenzioni che non sono proprie del linguaggio dell'architettura, si finisce nell'illusione delle piante, si trasgrediscono le regole della pianta per errore di concezione o per inclinazione alla vanità". Dalle ville pompeiane all'acropoli ateniese a San Pietro e Versailles, Le Corbusier deriva un rinnovamento della concezione spaziale che coinvolge anche il paesaggio, e rimonta al "pittoresco greco" dello Choisy: "Non bisogna sempre mettere le architetture sugli assi, dal momento che sarebbero come persone che parlano tutte in una volta".

 

3. Frank Lloyd Wright, A Testament, Ho rizon Press, New York 1957, trad. it. Testamento, Einaudi, Torino 1963

Secondo Wright il "Primo principio: (è la) parentela dell'edificio col suolo. Questa fondamentale, inevitabile esigenza configura nell'architettura organica un senso delle proporzioni completamente nuovo... Ho sviluppato un sistema costruttivo che procede dall'interno verso l'esterno, accordando sempre l'edificio alla natura, sia dell'uomo che della macchina... (...) Terzo principio: ogni architettura organica ha come componente inevitabile un suo 'carattere', definito e appropriato. Quarto principio: l'architettura organica considera la terza dimensione mai come peso o puro spessore, ma sempre come profondità. La profondità è un elemento dello spazio; la terza dimensione si è trasformata in dimensione spaziale. (...) Sesto principio: lo spazio, l'elemento stesso dell'architettura, ha trovato espressione architettonica. Vetro: aria nell'aria. Acciaio: un filo leggero e solido come il filo della tela del ragno".

 

4. Alvar Aalto, Luonnoksia, Otava, Helsinki 1972, trad. it. Idee di architettura. Scritti scelti 1921-1968, Zanichelli, Bologna 1987

Aalto, sostenne in occasione della conferenza "The Humanizing of Architecture" inserita nel libro che: "Negli ultimi decenni l'architettura è stata spesso paragonata alla scienza... Ma l'architettura non è una scienza. L'architettura è, e resta, un meraviglioso processo di sintesi in cui sono coinvolte migliaia di componenti umane... La sua missione è ancora di armonizzare il mondo materiale con la vita. Rendere l'architettura più umana significa fare architettura migliore, e significa anche allargare il concetto di funzionalismo oltre il limite della tecnica".

 

5. Werner Blaser, After Mies: Mies van der Rohe, teaching and principles , Van Nostrand Reinhold, 1977

Nel libro, è inserita l'intervista che Werner Blaser rilasciò a Chirtian Norberg-Schulz nel 1958: "La natura dovrebbe anche avere una vita di per sé. Noi dovremmo evitare di disturbarla con l'eccessivo colore delle nostre case e dei nostri arredi. In verità, dovremmo sforzarci di portare la Natura, le case e la gente assieme verso un'unità più alta. Quando uno guarda alla Natura attraverso le pareti vetrate della casa Farnsworth essa assume un significato più profondo di quando uno se ne sta all'esterno. Quanta più parte della Natura viene espressa così tanto più essa diviene parte di un più vasto insieme".

 

6. Alvaro Siza, Scritti di architettura, Skira, Milano 1997

Siza, attraverso i ricordi, ci consegna perle di saggezza: "Permane presente nella mia memoria la frustrazione dei primi anni di scuola e di professione, quando all'analisi presumibilmente esaustiva (statica) di un problema, seguiva l'incontro disarmato con un foglio di carta bianca. Da allora ho sempre avuto l'accortezza di "osservare il sito" e fare un disegno prima di calcolare i metri quadrati di area da costruire. Da primo confronto dell'uno e dell'altro gesto, ha inizio il processo di progettazione".

 

7. Peter Zumthor, Pensare architettura, Electa, Milano 2003, ed. orig. Baden 1998

L'essenzialità di Zumthor suona come un monito: "Perchè mi chiedo spesso, si arrischia così raramente ciò che è immediato e ciò che è difficile? Perchè nell'architettura recente si riscontra così poca fiducia nelle cose più peculiari che distinguono l'architettura: il materiale, la costruzione, il sorreggere e l'essere sorretto, la terra e il cielo; così poca fiducia in spazi liberi di essere autenticamente tali, spazi in cui si ha cura dell'involucro spaziale che li definisce, della consistenza materiale che li caratterizza, della loro capacità di ricezione e di risonanza, delle loro cavità, del loro vuoto, della luce, dell'aria, dell'odore?".

 

8. Siegfried Giedion, Spazio Tempo e Architettura, Cambridge (Mass.) 1941, trad. it., Hoepli, Milano 1954

Il libro di Giedion, può essere considerato come la base di riferimento di tutti i ragionamenti critici sull'architettura moderna. Fondamentale è infatti la sua analisi dei rapporti genetici della architettura moderna con i concetti di spazio-tempo che fondano la rivoluzione della pittura cubista, dell'astrattismo De Stijl e del costruttivismo, e che spiegano la nuova concezione spaziale dei maestri dell'architettura moderna (soprattutto Wright, Le Corbusier, Mies van der Rohe, Aalto) anche e soprattutto nei rapporti interno-esterno e di conseguenza nella "collocazione" rispetto allo spazio urbano e al paesaggio. Un ragionamento che può gettare le basi anche di una possibile analisi delle tendenze "fenomenologiche" o "cinematiche" dell'architettura contemporanea.

 

9. Vittorio Gregotti, Il territorio dell'architettura, Feltrinelli, Milano 1966

Libro-chiave dell'approccio al territorio dell'architettura italiana del dopoguerra, nella seconda parte (intitolata "La forma del territorio") indaga "intorno alla fondazione di una tecnologia formale del paesaggio antropogeografico dal punto di vista dell'architettura". Indaga, cioè, "quali problemi vengano posti in primo piano dal considerare il lavoro degli architetti come lavoro sugli insiemi ambientali a tutte le scale dimensionali". Ne scaturisce "un'idea di paesaggio come insieme ambientale totale che si offre all'architettura per muovere, invece che verso la conservazione o ricostruzione dei valori naturali separati, verso il riconoscimento della materialità dell'intero ambiente antropogeografico come operabile e continuamente intenzionabile, e facendo riferimento alla sua fruibilità totale come ad un valore indispensabile, riconoscibile come una struttura dell'ambiente al di là dello stesso modello di cultura".

 

10. Robert Venturi, Complessità e contraddizione in architettura, Moma, New York 1966, trad. it., Dedalo, Bari 1980

E' il libro-scandalo di Venturi, che ha avuto una larga influenza nel dibattito dell'architettura contemporanea affermando una visione dell'architettura e della città profondamente connessa con le strutture relazionali. Venturi vi afferma la ricerca di "un'architettura che promuove ricchezza e ambiguità piuttosto che unità e chiarezza, che apprezza la contraddizione e la ridondanza piuttosto che l'armonia e la semplicità", calandosi così nel mondo ibrido e complesso del paesaggio urbano e confrontandosi con esso.

 

11. Christian Norberg-Schulz, Genius Loci. Paesaggio ambiente architettura, Rizzoli, New York, 1980, trad. it. Electa, Milano 1986

E' un primo importante passo verso la formulazione della "fenomenologia dell'architettura", che si occupa dei luoghi in cui elementi naturali e artificiali formano una sintesi. "Il compito dell'architetto, sostiene l'autore, è quello di identificare il genius loci, ossia lo spirito, il carattere distintivo di uno spazio, e di creare luoghi significativi per aiutare l'uomo ad abitare". Il rapporto primario tra le due categorie di elementi è espresso dal termine collocazione... "La storia dell'architettura moderna ha un'unica dimensione e un unico scopo: l'architettura come recupero del luogo".

 

12. David Leatherbarrow, Uncommon Ground. Architecture, technology and topography, MIT Press, Cambridge, 2000

Si tratta di un originale studio sulle relazioni tecnico-compositive dell'architettura e della costruzione con la sua collocazione rispetto al suolo e al sito, che introduce da un punto di vista inconsueto ma importante alle questioni del rapporto fra architettura e paesaggio. l'autore rifiuta l'assunto che l'architettura moderna, anche quella più influenzata dall'innovazione tecnologica (l'analisi si focalizza soprattutto sul periodo fra il 1930 e il 1960) abbia progettato senza riguardo al sito in cui si inserisce, e dimostra attraverso alcuni casi-studio significativi come sia variato il ruolo nella costruzione dei muri rispetto ai solai orizzontali o alle coperture, come si sia attenuato o eliminato il ruolo delle facciate rispetto a una definizione più a tutto tondo dell'oggetto architettonico, come si sia rivisto e intensificato il rapporto interno-esterno, ma come questo si sia connesso con una riconsiderazione e una nuova interpretazione dei caratteri dei luoghi, anche rispetto alle condizioni geografiche specifiche. Con ciò tende a smentire un supposto conflitto fra progresso tecnologico e continuità culturale, rimettendo al centro la relazione dell'architettura con i caratteri topografici del sito.

 

13. Paola Gregory, La dimensione paesaggistica dell'architettura nel progetto contemporaneo, Laterza, Bari-Roma 1998

E' questo "Un tentativo di ripensare l'architettura e l'interpretazione del progetto in quadri di relazioni più vaste, per stimolare nella riflessione teorica e operativa la sperimentazione e il coraggio alla deroga. Il paesaggio, nella sua qualità di "immagine mentale", diviene metafora di ricerche architettoniche volte da un lato al recupero fenomenologico di uno spazio 'posto al di qua dell'orizzonte', dall'altro alla 'rappresentazione di un modo di rappresentare il reale' per attingere il paesaggio stesso nella sua complessa e stratificata significatività". Partendo da Le Corbusier, Wright e Scharoun, il ragionamento si dipana sui temi della land-architecture (Gabetti e Isola), del paesaggio come referente analogico dell'architettura (Moore, Gehry), del paesaggio come condizione emozionale dell'architettura (Michelucci) e del paesaggio come riferimento formativo dell'architettura (Ando, Anselmi).

 

14. Inaki Abalos, Atlas pintoresco, Vol. 1, el observatorio, G. Gili, Barcellona 2005

Questo libro rappresenta un'interessante riflessione sul carattere fondamentale costituito oggi per la città e la società contemporanea dal nesso fra architettura e paesaggio, ed anzi da una vera e propria rifondazione, in una nuova accezione arricchita, della disciplina dell'"architettura del paesaggio". Il ragionamento prende le mosse dal confronto-accostamento di due immagini - del Central Park newyorkese di Olmsted e della Ville Radieuse di Le Corbusier. Due visioni antitetiche del rapporto architettura-paesaggio che conducono tuttavia ad un'immagine quasi identica, in cui figura e sfondo, paesaggio e architettura, invertendo i consueti rapporti del vedutismo settecentesco, dialogano strettamente, al punto da costituire un unicum in cui paradossalmente Le corbusier si dà come "giardiniere trionfante" e Olmsted come "trionfante costruttore", in cui l'architettura impara dal paesaggismo nuove regole per conoscere e progettare un mondo di forme viventi e in cui il paesaggismo impara dall'architettura le regole dell'astrazione formale. Architettura del paesaggio e paesaggio dell'architettura si propongono così in una simbiosi nuova e promettente. Ne consegue la proposta di concepire il paesaggio - nella sua accezione ecologica quanto estetica - come il vero e proprio nuovo "spazio pubblico contemporaneo" e di farlo diventare esso stesso il soggetto del progetto di trasformazione del territorio: un paesaggio-soggetto, da ascoltare e non soltanto da guardare e da analizzare, da esperire attraversandolo, vivendolo, secondo una rinnovata concezione del "pittoresco" contemporaneo.

 

15. Rosario Assunto, Il paesaggio e l'estetica, Giannini, Napoli 1973

Testo-cardine per la definizione di un'estetica del paesaggio. Dice l'autore che "Paesaggio è uno spazio in cui l'infinità e la finitezza si congiungono, passano l'una nell'altra" - così Assunto definisce il paesaggio, riferendosi a una "finitezza spaziale aperta verso l'infinito". "L'esperienza estetica presuppone l'inseparabilità della contemplazione di un paesaggio dal viverci dentro. E' un principio importante che rende affine l'esperienza estetica del paesaggio a quella dell'architettura, della città: entrambe non possono separare, se non attraverso un atto di astrazione a posteiori, la contemplazione dell'ambiente in cui viviamo dal vivere in esso, con tutte le sue implicazioni: il contenuto fa tutt'uno col vivere in ciò che contempliamo. Questo concetto costituisce l'elemento di maggiore attualità del pensiero di Rosario Assunto, fonda l'etica della contemplazione e pone al centro del nostro interrogare speculativo la categoria estetica come soluzione alla bruttezza del mondo, alla distruzione dei giardini e del giardino in sé come idea vitale, bellezza del mondo. Questa proposta e norma morale, nell'insieme speculativa e comportamentale, richiede una presa di coscienza del potere di distruzione concentrato nelle mani dell'uomo contemporaneo. (M. Venturi Ferriolo).

 

16. Eugenio Turri, Il paesaggio come teatro. Dal territorio vissuto al territorio rappresentato, Marsilio, Venezia, 1998

La metafora del paesaggio come teatro suggerita dall'autore, è una chiave di lettura che porta a riflettere sul valore e sull'incidenza che ogni nuovo scenario può avere sull'uomo e sulla sua propensione a rispecchiarsi e a sentirlo proprio. Partendo da queste premesse il libro racconta come nel tempo e nello spazio si sia esplicata la capacità umana di costruire il "paesaggio-teatro" nel quale si incontrano e si annodano cultura e natura; come oggi tale capacità possa crescere solo con un'adeguata "educazione al vedere" estesa a tutta la società che senta il paesaggio come manifestazione di sè, della propria cultura, del proprio modo di rapportarsi con gli spazi della vita.

 

17. Vinicio Bonometto e Maria Luisa Ruggiero (a cura di), Finestre sul paesaggio, Gangemi, Roma 2006, con scritti di P. Barbarewicz, R. Bocchi, C. Lamanna, J. M. Palerm J. Pallasmaa, V. Ravnikar, M. Zorec

Antologia di saggi che delinea  varie articolazioni del rapporto architettura-paesaggio, con riferimento al rapporto fenomenologico-percettivo degli spazi architettonici col paesaggio, al tema della fusione fra architettura e forme topografiche, al rapporto dell'architettura col carattere dei luoghi nella loro conformazione storica, al progetto dei "vuoti" urbani.

 

18. Enrico Fontanari, Beauce, Riflessioni su paesaggio e territorio, Edicom, Mo ntefalcone 2005, con scritti di A. Bertagna, P. Ceccon, S. Marini, L. Zampieri, R. Zancan

L'origine del concetto di paesaggio è legata a un rapporto emotivo con il paese, alla sua osservazione attraverso un filtro culturale che lo fa vedere come qualcosa di valutabile esteticamente. Nel rapporto tra paesaggio e territorio, l'azione di questo filtro culturale può essere esercitata dal progetto. I testi nel volume sviluppano alcuni spunti tematici e problematici in questa direzione. L'insieme dei punti di vista costituisce una linea di riflessione sui mutamenti del territorio, sul ruolo del progetto e dell'immagine fisica e sociale che esso proietta nei territori urbanizzati, sulla funzione che può svolgere il progetto di paesaggio nell'attribuzione di un valore alle forme della città contemporanea.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 24 Ottobre 2011 09:40)