Studio per l'Adeguamento liturgico dell'area presbiteriale - Chiesa SS.Trinità, Genzano di Roma

A R C H I T E T T O    G I O R G I O    M A G I S T R I

S T U D I O    -    V I A L E   A .  C H I G I    3   -   0 0 0 4 0    A R I C C I A    ( R O M A )   -   T E L . / F A X    0 6 . 9 3 3 4 1 3 1

 

Progettazione architettonica

 

area-presbiteriale...
area-presbiteriale...
area-presbiteriale...


Committente: Parrocchia Chiesa SS. Trinità, Genzano di Roma


L'uomo è lo strumento di un essere superiore, il quale, unico fra tutti gli esseri, ha la libertà di un ambito triangolare - A. Gaudì

 

La chiesa della SS. Trinità - Cenni storici

La Collegiata parrocchiale della Santissima Trinità (San Tommaso di Villanova) è chiamata Duomo nuovo, in contrapposizione al Duomo vecchio, la Chiesa di Santa Maria della Cima. Con l'apertura della Via Corriera (o Via Postale) diretta a Napoli nel 1780, venne rotto l'isolamento geografico di Genzano con conseguenti vantaggi economici, in tal modo venne incrementandosi anche il processo di spostamento del nucleo urbano dal vecchio borgo, posto in alto, verso la parte sottostante. L'anno successivo, iniziò l'edificazione della nuova chiesa, dedicata alla Santissima Trinità e in seguito al patrono San Tommaso di Villanova. L'imponente opera, in stile neoclassico - dalla forma simile a quella di S. Andrea della Valle (a Roma) -, venne aperta al culto il 9 aprile 1808, in seguito a pesanti sacrifici sopportati nel corso della sua edificazione dalla popolazione. I principali progettisti, sono stati gli architetti Pietro (1726 - 1781) e Giuseppe Camporese (1763 - 1822). La pianta della chiesa è a croce latina, con tre navate, abside semicircolare, undici altari, uno maggiore centrale e dieci laterali (cinque per lati). La grande facciata, richiama modelli cinquecenteschi romani, a cui si ispira per l'impianto tripartito a due ordini sovrapposti, con corpo centrale più alto, raccordato con volute a quelli laterali.

La proposta per l'adeguamento liturgico dell'area presbiteriale

In riferimento alle sopraggiunte esigenze liturgiche, si trattava di traslare più in avanti - nella parte centrale del transetto - l'altare del nuovo presbiterio (da ripensare), il nuovo ambone, la nuova sede ed i sedili. il nuovo pavimento non avrebbe dovuto avere alcuna differenza di quota rispetto al catino absidale di fondo. La nuova zona, essendo complanare al resto della chiesa, per una maggiore visibilità, importanza e continuità, avrebbe dovuto comunque essere elevato al piano del catino absidale. La pavimentazione esistente in lastre marmoree bicolori (posate con motivo a scacchiera) sia dal punto di vista storico che artistico, per la notevole qualità, non poteva essere nascosto o manomesso.

La pavimentazione prescelta per la nuova area presiberiale, era in lastre di vetro trasparente temprate (dim. 60 x 60 - spess. 17-20 mm.) su telaio soprelevato di supporto, con appoggio diretto (da quota +0,15 a +0.00) in profilato di acciaio zincato e piedini distanziatori regolabili in altezza. Questo sistema complesso, ma efficace, generalmente permette di ricavare sotto il pavimento vani di altezza diversa attrezzabili per il passaggio di cavi e di canali. Per l'altare maggiore, si è pensato di utilizzare (mediante suo reinserimento) il paliotto in scagliola di S. Maria di Monserrato, attualmente nella 1a cappella a dx. della chiesa. Il nuovo ambone con leggìo in cristallo, avrebbe presentato in facciata un pannello fotografico (o dipinto) riproducente i motivi floreali del paliotto dell'altare maggiore. La nuova sede e i sedili in forme semplici ed anatomiche sarebbero stati di legno. Per un maggiore risalto delle cerimonie, due quinte, consistenti in due fasce di tela trasparente (o rete) facilmente sganciabili, sarebbero state assicurate all'imposta della cupola mediante cavi d'acciaio.

Giorgio Magistri




Ultimo aggiornamento (Martedì 03 Aprile 2012 09:11)