Uno Studio per il Recupero della Chiesa e del Convento di S. Silvestro in Monte Compatri (Rm) - 1999

A R C H I T E T T O    G I O R G I O    M A G I S T R I

S T U D I O    -    V I A L E   A .  C H I G I    3   -   0 0 0 4 0    A R I C C I A    ( R O M A )   -   T E L . / F A X    0 6 . 9 3 3 4 1 3 1

 

L' architettura è l'arte di disporre e di adornare gli edifici, innalzati dall'uomo per qualsivoglia scopo, in modo che la loro semplice vista possa contribuire alla sanità, alla forza, al godimento dello spirito - John Ruskin

Il Complesso abbaziale di S. Silvestro in "Tusculano"

Il Complesso Conventuale dedicato al pontefice S. Silvestro I, si erge a 668 metri s.l.m. su uno sperone roccioso facente parte della cinta dei Colli Laziali, sovrastanti Monte Compatri. E' credenza popolare che proprio in questo luogo l'allora sacerdote Silvestro si sia portato per consolare i cristiani qui confluiti nella ricerca di un riparo dalle persecuzioni. Proprio costoro realizzazrono un primo Santuario a ricordo del Santo delle selve, nel luogo ove preesistevano templi pagani in onore di Dei Silvani. Successivamente il Tuscolo (...) confederatasi con Federico Arnobaldo, e separatasi dalla soggezione de' Romani, fu da quegli soggiogata e distrutta verso la fine dell'undicesimo secolo, perlochè restò anche distrutta la Chiesa dedicata a S. Silvestro Papa (Notizie del Convento dei Carm.ni Scalzi nel Tuscolo del P.F. Lorenzo Maria della SS.ma Annunziata Priore..., 1703). Anche il Tomassetti, ne La Campagna Romana... (vol. 3, p.440), non esclude che S. Silvestro fosse costituito dai profughi del Tuscolo distrutta nel 1191. E' comunque accertato che la rifondazione del complesso monastico venne operata nel secolo XII dai primi seguaci di S. Francesco, che vi costituirono una delle sette custodie della provincia romana. Allo scopo, fu prescelta la parte nominata comunemente "dei Cipressi" che guarda verso Monte Porzio, ad una certa distanza dal tempio primitivo. La Chiesa fu sotto lo iure patronato della famiglia Annibaldi della Molara, signori di Monte Compiti, i quali la cedettero il primo giugno del 1448 ai Canonici Regolari - detti Rocchettini - della Congregazione Lateranense. I Canonici abbandonato l'originario convento francescano - prossimo alla rovina -ne stabilirono un altro con la Casa del Tirocinio - o della probazione - sulla sommità del colle, ove oggi lo vediamo. Ma anche i Rocchettini non vi dimorarono a lungo, allorchè Sisto IV (el. 1471 m. 1484) tolse loro il Laterano, concedendo in cambio la Chiesa di S. Maria della Pace. Così il complesso decadde avviandosi alla rovina, che venne tuttavia scongiurata nel 1521, quando il pontefice Leone X - magnifico mecenate di letterati e artisti - nominò priore ed amministratore perpetuo di S. Silvestro il celebre canonico regolare della Congregazione mantovana: Marco Gerolamo Vida, che qui ebbe modo di portare a termine l'importante opera poetica sulla vita di Cristo: La Cristiade, pubblicata nel 1535.

In seguito fu Paolo III ad affidare la proprietà di S. Silvestro alla Sede Apostolica, elevandola a Commenda, al fine di essere conferita in titolo ai sacerdoti secolari (alti dignitari ecclesiastici). Il primo a beneficiarne fu il Cardinale Umberto Gambara, di nobile famiglia bresciana. Costui effettuò un radicale restauro della fabbrica e dell'annessa chiesa, aggiungendovi un magnifico palazzo con relativo giardino a terrazza ed altre attrattive, che contribuirono a deliziare i soggiorni estivi del porporato. Nella Commenda ai Gambara succedette il Cardinale Francesco Pisano di Venezia che si adoperò per l'ampliamento e le decorazioni del palazzo precedentemente edificato. Da un interessante manoscritto del 1686 che ho avuto modo di rinvenire nell'archivio del Convento, si evince che: ... né secoli passati la retroscritta Abbazia di S. Silvestro di Luogo d'Orationij, e de divine LOdi si convertì in delizie dell'Vaticano e per questo vi havevono fabricato un barco di Salvaticione che serviruno per delizie, e trattenimenti dell'Abbati pro tempore, e per sollievo de Pontefici: e per questo si scrive che la felice memoria di Papa Paolo terzo di questo nome di casa Farnese quasi ogni estate vi venisse a' diporto all'Palazzo, e chiesa di S. silvestro, e che li concittadini delli Monti Compatri nella loro fede che celebravano, quando dovevano correre li Palij, si scrive che essendo d'habitazione qui il sudetto Paolo terzo che faceva, che le corse si cominciassero dalla forcella e si terminassero all'Palazzo di S. silvestro di dove il Papa dalle fenestre dell'Palazzo si stava a' vedere i tutto. Sisto V provvide ad elevare la Commenda in Abbazia o Abbadia, vale a dire un grado appena inferiore a quello di Vescovado, e con Bolla del 5 maggio 1587 ne conferì l'investitura al Cardinale Innico Avalos di Aragona, Vescovo di sabina che ne prese possesso l'11 febbraio 1588.

Il Cardinale Avalos restaurò ed ampliò ulteriormente la fabbrica aumentandone l'importanza, ma una volta eletto vescovo di POrto Romano - appena due anni dopo - fu costretto a lasciarla al nipote, mons. Don Tommaso Avalos, che in seguito alla Bolla di Clemente VIII datata 23 marzo 1591 ne divenne tenutario (14 marzo 1593).

Dopo questi, il Convento e la Chiesa di s. Silvestro verranno assegnati definitivamente ai Carmelitani Scalzi. Per il buon fine dell'accordo intercesse lo stesso Clemente VIII, che l'attribuì con tutti i diritti, beni e redditi ai frati di tale Ordine con una lettera in forma di breve datata 17 aprile 1605, come è riportato da Bartolomeo Piazza nella sua opera Gerarchia Cardinalizia (p. 274, a. XIV). Come è stato notato dalla Tantillo (in I Dipinti dell'eremo Carmelitano di S. Silvestro a Montecompatri, pp. 55-56 in L'arte per i papi e per i principi nella campagna romana grande pittura del '600 e del '700 - Vol. II, Roma 1990), non è un caso che a favorire l'insediamento dei religiosi al Tuscolo, da qualche anno ritiro preferito della Curia romana al seguito del Pontefice, sia stato il cardinal Baronio, definito dalla stessa Tantillo: illustre storico della Chiesa, voce ufficiale del pontificato contro il re di Spagna nella questione dell'autonomia del clero. Restituendo alla preghiera e alla meditazione questo luogo, il Baronio favorì la riconsacrazione della sede che aveva già una tradizione di culto, recuperando lo spirito delle prime fondazioni.

La Chiesa di S. Silvestro in Monte Compatri, attribuita a Carlo Rainaldi

Da una lettura storico-critica-architettonica della fabbrica compatrese di S. Silvestro Papa è possibile rilevare una notevole somiglianza tra l'impianto planimetrico di S. Silvestro e quelli: della chiesa di S. Teresa nel convento di S. Silvestro a Caprarola (1620) opera di Girolamo Rainaldi, del Duomo di Monte Compatri (1633 coro -1666) dove intervenne il figlio, Carlo Rainaldi, delle chiese di Montalto Marche (primo decennio del 1600) di Girolamo, e di S. Maria in Campitelli (1656-65) ancora di Carlo; ma cerchiamo di individuarne i tratti distintivi.

L'impianto della chiesa di S. Silvestro impostato su due assi, dispone di una grande nave in volta a Sala unica; con paraste che circoscrivono gli archi aprentisi sulle due cappelle minori per parte, con volte a botte. Due altari tempietto sul robusto e dilatato spazio centralizzante-transverso sono inseriti al fine di ottenere una maggiore serie di collegamenti spaziali, con piloni articolati di sostegno alla volta a vela e pseudo cupola innestata direttamente sugli arconi d'imposta.

La collocazione del presbiterio rettangolare con altare maggiore rialzato, disposto sul limite di un vasto coro, si caratterizza per il fortissimo valore dato all'arco trionfale dai robustissimi pilastri d'aggancio e separazione alla navata. In elevato alla serie dei quattro ambienti, intelaiata da un ordine corinzio corrisponde la maggiore e centrale apertura arcuata, fiancheggiata dalle laterali anteriore e posteriori con le tre finestre incorniciate per lato. A partire dall'ordine si eleva l'ampia volte a botte, profondamente "intaccata" dalle lunette che ospitano, due - per lato - amplissimi finestroni anch'essi incorniciati. Si raggiunge una certa unità di rapporti fra la membratura verticale costituita da pilastri di grande ordine unico, la corrente ininterrotta trabeazione e le profonde cesure delle lunette della volta, inserite con i loro peducci agli spigoli risalenti dalle membrature di sostegno. Sulla trabeazione compare poi i motivo-memoria di Girolamo Rainaldi, costituito dalla massima sporgenza dettata alla cimasa nella zona aggettante, in corrispondenza dei pilastri.

Risulta pensato anche l'orientamento dell'ambiente ecclesiale, che attraverso l'intervento laterale della luce radente riceve la nobilitazione in penombra dei dettagli degli "ordini" e delle, pur controllate decorazioni. I contrasti bianco-nero prediletti da Carlo Rainaldi, "colori" che per la loro natura avrebbero fornito mezzi per contrasti di adozione nelle varie membrature, senza investire un vero problema colore, vengono affidati in S. Silvestro alla potenza "più disegnativa e simulatoria" del lapis albanus (pietra locale d'origine vulcanica, volgarmente denominata peperino) e della sua insita espressività. Viene così posta in evidenza l'intelaiatura strutturale, rispetto al bianco dei capitelli (di origine corinzio) e dei partiti decorativi: festoni, motivi floreali e figure di putti nelle chiavi di volta o sulla sommità delle incorniciature di finestre e porte - tipici richiami rainaldeschi -, in modo d'avere un dinamismo privo di pesantezze e di contrasti con i vasti campi liberi. Gli altari marmorei a intarsio floreale con colonne, trabeazione e timpano d'ordine corinzio, unitamente ai balaustrini con colonnette binate, devono ritenersi aggiunte ottocentesche, operate in sostituzione di preesistenti altari lignei, come conferma un documento del 1703, rinvenuto dallo scrivente nell'Archivio del convento. Anche il tema dell'altare tempietto-tabernacolo caro al Rainaldi è presente, con il concetto di trasferire allo stesso il valore simbolico di preziosissima "casa" o tempio grandioso, per virtù di modello e riduzione di scala. Dalle stesse Notizie del Convento de' Carmelitani scalzi di s. silvestro nel Tuscolo date dal P. F. Lorenzo Maria della SS.Ma Annunziata Priore, scritte nel 1703 si ricava la data esatta della ricostruzione della chiesa: Nell'ano dunque 1660, fu dato principio al nuovo Tempio, e l'eminentissimo Cardinale Antonio Barberino vi pose la prima pietra, gettando nelle fondamenta varij medaglioni di metallo (bronzo) improntati tutti coll'effigie d'Urbano 8°.

L'attuale facciata della chiesa in pietra "sperone" locale, eseguita per ordine del Cardinale Mattei nel 1854, come si poteva leggere anche nel fregio, attesta un'ispirazione classica su schema rettangolare timpanato e ordine unico gigante. Non essendo articolata in modo profond, consta di una zona centrale con lesene giganti, dai capitelli d'ordine toscano, a loro volta fiancheggianti l'ingresso a vano rettangolare incorniciato e slanciato, sul quale è posta una mensola con gli emblemi di Pio IX (al centro), del Cardinale Mattei (alla sinistra) e dell'Ordine Carmelitano (sulla destra). Le spinte ascensionali verticali delle lesene si placano nella grande fascia della trabeazione, sulla quale, a chiusura vi è un timpano con oculo murato. Sull'intero corpo centrale è impostato un attico, sul quale dominano quattro coppe e un basamento con tre monti, ove è ancorata una croce. I prospetti laterali, costituiti da due corti avancorpi con semplice cornicione, collegati alla facciata da ali sormontate da due caratteristici vasi scolpiti nella pietra "sperone", rendono con la complicità della pietra vulcanica, proveniente dal Monte Salomone, simmetria e bilanciamento ad un complesso che, a distanza di secoli e nell'incantevole posizione in cui si trova, è senza dubbio, tutto da ammirare.

Giorgio Magistri


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Ultimo aggiornamento (Giovedì 04 Agosto 2011 14:37)